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Posts Tagged ‘vino dei blogger’

Segnaliamo con un po’ di ritardo (come è nostra precisa consuetudine) il nuovo tema de il Vino dei blogger, giunto alla sua 14ma edizione ed indetto da un blog davvero interessante che vi consigliamo: Alice e il Vino.

Il tema proposto ci sembra uno dei più belli:

Parlate un po’ dell’etichetta che vi è piaciuta di più, di quella che secondo voi rispecchia maggiormente il prodotto, di quella che vi intriga talmente tanto che, anche se il vino poi non vi fa impazzire, non resistete proprio a comprarlo, ma anche di quella che vi lega a qualche ricordo…..insomma…ETICHETTE o WINE LABELs che dir si voglia…
potete parlare di una o di tante, vedete voi
Appuntamento qui a tutti coloro che vorranno partecipare fra 30 giorni esatti ossia il 18/02/08.

Intrigante no?
E allora fatevi sotto, appuntamento al 18 febbraio!

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Con qualche giorno di ritardo, causa feste natalizie e salutare disintossicamento da web, pubblico il resoconto di questa edizione.

Diciamo subito che i contributi non sono stati numerosi, ma la qualità davvero eccezionale.

Iniziamo subito con Una colica d’Acqua.
Loste ci porta a spasso nella Valtellina:
il nebbiolo, che sta sopra ad una terra dura, ripida e generosa, che si lascia lavorare da un uomo testardo, ma buono che sa come prenderla“.
Mi piace lo stile di Loste: è visivo, narrativo. Non sono post quelli di Loste, sono articoli, anzi, meglio ancora, sono brevi racconti, quasi cortometraggi d’autore.
Ed in macchina con lui andiamo a zonzo per le cantine Triacca, Rainoldi, Sertoli e Salis ascoltando Davide van de Sfroos (al secolo Davide Bernasconi, noi di Sorsetti non cantiamo perché essendo siciliani il comasco non lo sappiamo neanche pronunciare).
Ed è una sensazione strana ascoltare questo punk/folk/rock lombardo tra le curve del Alta Engadina.
E’ molto proustiano l’articolo di Loste, dove gli aromi dello Sfursat si accordano inusitatamente con i suoni etnici confluendo, tra le anse delle curve della memoria, in immagini, in colori, in volti, in particolari che sembravano dimenticati, ed invece…
Ecco, è questa la musica del mio vino, quando io apro una bottiglia della Valtellina o di prezioso Sforzato, risento le ballate di Davide, ripenso alla parlata di Leo e al ciuccio di Matti, ai capelli corti di Lella, al sole nelle giornata di ottobre, alla nebbia giù in basso, e tutto è chiuso nei profumi di quel bicchiere, anche la musica“.

Blog&Wine di Mirco Mariotti ci regala due articoli straordinari (ed è a lui che passiamo il testimone per il la prossima edizione de Il Vino dei Blogger).
Dico subito che sono rimasto davvero colpito dall’attenzione, dalla passione e dalla sensibilità di Mirco. Io non sono un intenditore di vino, ma sono un appassionato di musica (gli studi presso il conservatorio sono stati fra gli anni più intensi della mia vita) e mi hanno interessato oltremodo le considerazioni di Mirco.
Qualche giorno fa ho visto alla televisione una intervista a Riccardo Muti (un direttore che, per la verità, non incontra particolarmente i miei favori specialmente in campo operistico). Ma nella detta intervista Muti effettuava delle considerazioni estremamente attuali e rilevanti. In sostanza metteva in evidenza come la musica sia un patrimonio culturale che appartiene a tutti noi e che deve essere curato ed alimentato. Ognuno di noi nasce con una sensibilità musicale, che è cosa diversa dalla erudizione musicale. Sta a noi avere la sensibilità e la curiosità di implementarla e di raffinarla.
Abbinamento vino-musica secondo il “Metodo Mariotti” è un articolo straordinario.
Di un brano musicale, come di un vino, l’aspetto che apprezzo maggiormente è l’armonia.“.
L’armonia, in musica, rappresenta la sovrapposizione verticale e simultanea dei suoni, la loro reciproca concatenazione ed i relativi rappporti e la loro funzione all’interno della tonalità.
Questa una definizione tecnica, ma all’interno di armonia e più in particolare all’interno dello studio degli accordi vi è qualcosa che non può essere definito tecnicamente.
Questo elemento è stato percepito ed evidenziato nell’articolo di Mirco quando dice sull’armonia che va “scovata nella natura intima delle cose“. Infatti, per fare un semplice esempio, la tonalità maggiore o minore di un accordo è percepibile innanzi tutto dal sentimento (allegro o triste) che all’udito la concatenazione delle note ci suscita.
Ed è così che Il post di Mirco, quasi sulle note di una viola d’amore (lo strumento che suona per risonanza), ci porta all’interno del concetto stesso di risonanza:
ed è nella risonanza che secondo me risiede il segreto di questo abbinamento. Le molecole che compongono il vino possono entrare in risonanza con le frequenze emesse dagli strumenti musicali, creando quindi l’armonia!“.
Partendo da questo dato significativo Mirco crea la sua tabella acustica/gusto/olfattiva.
Vi consiglio davvero di consultarla perché è eccezionale (vi indico nuovamente l’indirizzo del post: Abbinamento vino-musica secondo il “Metodo Mariotti” ).
A mio avviso rappresenta un modo nuovo per conoscere un vino: comprendendolo nella sua armonia intesa non solo come abbinamento con i piatti, ma nella sua capacità di accordarsi con gli elementi circostanti. Ed in tal senso se Tommaso D’Aquino parlava di auto-coscienza come “reditio completa subiecti in se ipsum“, possiamo dire che si ha piena coscienza di un vino allorquando possiamo confrontarlo con tutti i sensi.

Nel secondo articolo, Il vino del profano 1 by bubudesign, Mirco ci porta in terra nostrana con un Cubia Insolia di Cusumano. L’importanza dell’atmosfera anche musicale per appagare i sensi e riconciliarci con l’intimità della nostra essenza. Un post che è una cartolina, una istantanea che mi ha dato il sapore quasi di una little Italy: ritrovare la propria casa in bar, in un ascolto, in quattro chiaccgìhere tra amici, in barista sommelier che ci conosce e ci capisce al volo…

Il Grandissimo Andrea Gori di Vino da Burde ha deciso di farmi un regalo e di farmi ringiovanire di qualche anno: Metallica e Ferrari Perlè.
Un vero sommelier lo si riconosce da molti particolari: uno di questi è l’audacia e Andrea ha coraggio, passione, sensibilità e… cattiveria (nel senso metallaro del termine).
A sedici anni per me esistevano due autori: Bach al pianoforte 8non sapendo suonare l’organo e soffrendo non poco la tecnica al violino) ed i Black Sabbath alla chitarra: tutto il resto era noia.
Dei Metallica c’è un album che apprezzo particolarmente: …And justice for all. Con il mio gruppo disdegnavamo le ballate melodiche: noi, duri e puri. Invece il sottoscritto le studiava quando cominciò a capire che le ragazze le apprezzavano. E qui Andrea mi ha rubato le parole di bocca: “Lo so che come brano metal non vale una cippa e che è il classico lento che i metallari sfigati tirano fuori per fare un minimo di colpo sulla ragazza di turno che pensa che le canzoni metal siano solo chitarre batteria e urlacci ma che ci volete fare?!?
Nothing Else Matters (del Black Album) inizia con un arpeggio vuoto (mi-re-sol-si-sol-re-mi) accentato ma quadrato.
la sera del mio matrimonio (non ero ancora sommelier all’Epoca) avevo come vini un Brusco dei Barbi della Fattoria dei Barbi di Montalcino, il mitico Verdicchio Titulus e come spumante in chiusura, un grande millesimato Ferrari Perlè (ma si chiamava così pure allora? (…) Ma quella bollicina lieve ma decisa insieme a “so close no matter how far” aveva una magia tutta sua, un suo modo di dire che quella dolcezza incredibile era solo l’inizio di qualcosa di bello e travolgente, qualcosa di dolce come la melodia della canzone ma forte e deciso come il lancinante assolo di Kirk verso la fine.“.
A mio modo di vedere è una bellissima immagine.
Non credo che il brano non valga una cippa, Andrea. E’ sicuramente un brano costruito a tavolino, che tocca le corde giuste, commerciale ma ben fatto. Non è certamente innovativo e gioca su una elementarietà armonica e su un gusto semplice. Ma, come per un buon vino, non credo che si posssa giudicarlo in base alla sua capacità innovativa. E’ un brano pulito, non è falso.
Certo, il sottoscritto preferisce altri brani dei Metallica e sopratutto altri gruppi (Hellacopters, Kyuss, Monster Magnet, Queens of the Stone Age, Fu Manchu). Ma pure nella sua commercialità il Black Album rimane un lavoro professionale e non tremendamente svilito da esigenze di botteghino.

Infine, citiamo un articolo che partecipa al tema ex ante, si tratta dell’articolo di Elisabetta del Blog Alice e il Vino:
Montefiori cocktail e…

Uno dei pensieri che mi é sempre frullato per la testa è che un buon calice di vino non può essere bevuto senza la compagnia di un buon sottofondo musicale.
Lo pensiamo anche noi.
I Montefiori Cocktail li ho visti al Goa di Palermo.
Il loro groove stile commedia sexy all’italiana anni 70 li rendono peculiari in quella che viene definita cocktail music (di cui io non sono un grande fan, apprezzo molto solo gli Euroboys).
Elisabetta ci dice che “Mozart potrebbe andar bene con un pinot noir, male con un cabernet sauvignon e così via” e chiede nel suo blog ai lettori cosa abbinare alla famosa hit “Sunny” di Bobby Hebb reinterpretata dai Montefiori Cocktail.

Infine Sorsetti ha partecipato in maniera visiva con questo post, ripercorrendo alcune arie ed un stupendo Bill Evans.

Bene credo di aver fatto un riepilogo completo di tutti i post che hanno partecipato a questa edizione (e di quelli che in qualche modo mi hanno evidenziato la pubblicazione).
Volevo ringraziare tutti quelli che hanno deciso di partecipare ed in modo particolare Loste per il testimone affidatoci e Mirco per due articoli straordinari.
Speriamo di essere stati all’altezza e, nonostante una partecipazione non diffusa, è stato bello riflettere con voi su questo tema.
Non mi rimane che augurarvi un ottimo 2008 e… alla prossima!

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Scrivo questo post, come al solito, all’ultimo minuto ed oltre.
Io che non sono un intenditore di vino, per il tema lanciato, più che riempire di parole quest’articolo, volevo sottoporvi alcuni documenti audiovisivi.

Elena Baramova – Lady Macbeth – Verdi – Si colmi il calce di vino
Le opere di Verdi, nell’incedere spumeggiante, mi sono sempre sembrate piene di quel tono frizzante, nelle arie conviviali, tipico del riesling milanese.


Quilico – Don Giovanni – Mozart – Finc’ han dal vino
I brindisi di Mozart presentano un’aria più vicina ai bianchi tedeschi.

Wiener Philharmoniker, Karajan – Johann Strauß II- Wein, Weib und Gesang –
Il titolo lascia presagire molte associazioni: vino donne e arie. Un eccezionale incisione del 1940 (ottima annata direi).


E per finire:

Bill Evans Trio – The Days of Wine and Roses
Un brano che vi consiglio di sorseggiare lentamente, in modo riflessivo, ad occhi chiusi, in solitudine. Un Evans particolarmente ispirato ci introduce a dei sapori le cui note melodiche si aprono lentamente. Dopo il primo assaggio fatto del solo del piano, il bouquet armonico prende corpo evidenziato da una ritmica d’eccezione.

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Per il vino dei blogger, 12° anniversario, con oggetto “Vini passiti da meditazione“, il cui tema è stato scelto da Loste su Una colica d’acqua (un blog che vi consigliamo di visitare) pubblichiamo la nostra degustazione di Acquamadre della Rallo, un vino da meditazione che ha delle caratteristiche che ci sono sembrate particolari.

Dal colore giallo oro (grillo in purezza – vendemmia tardiva) si presenta come un vino non particolarmente corposo.
Tale caratteristica permette di poterlo utilizzare, oltre che a fine pasto, anche, e con risultati sorprendenti, come aperitivo.
Ed in tal senso risiede la sua peculiarità, ovvero la non eccessiva corposità che anziché essere un punto debole , invece diventa un punto di forza conferendogli una ottima versatilità anche con gli abbinamenti quali formaggi non troppo pesanti, ma dolci e leggeri e delicati, pecorini poco stagionati, una tuma ovvero una provola dolce.
In questa chiave di lettura, per così dire salata, di questo vino e se vogliamo seguire un vecchio adagio padano: La buca l’è minga straca se la sa nò de vaca, possiamo adoperarlo anche a fine pasto accoppiando anche un sigaro, ma anche in questo caso uno dal sapore e dagli aromi delicati, ad esempio un La Paz Primeros.

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