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Posts Tagged ‘biologico’

La notizia risale alla fine di luglio, tuttavia mi sembra opportuno, con il riavviarsi dell’attività lavorativa, dare alla stessa ulteriore risalto.
Mi sto riferendo all’approvazione del regolamento CE 28 giugno 2007, n. 834, (abrogativo del regolamento CEE n. 2092/91), che prevede nuove norme in materia di produzione ed etichettatura di prodotti biologici.
(Qui potete scaricare il regolamento in formato pdf)

Detto provvedimento, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2009, ha come punto rilevante l’introduzione del divieto assoluto di utilizzare OGM o radiazioni ionizzanti nella produzione di alimenti biologici.
E’ stata anche introdotta la possibilità di utilizzare – sia in etichettatura che in fase pubblicitaria – il logo comunitario di produzione biologica per quei prodotti i cui requisiti siano corrispndenti a quanto previsto dal regolamento 834/2007.

L’alveo applicativo del regolamento sopra indicato è costituito dai prodotti agricoli vivi o non trasformati; dai prodotti agricoli trasformati destinati ad essere utilizzati come alimenti; dai mangimi; ed infine dal materiale di propagazione vegetativa e sementi per la coltivazione.
Rimangono esclusi dalla detta normativa i prodotti della caccia e della pesca di animali selvatici.

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Apprendo dal Sole24ore online che Whole Foods, il colosso americano specializzato nella distribuzione di alimenti biologici, ha deciso di implementare la sua catena distributiva anche in Europa. In linea di principio sono sempre un pò sospetto nei confronti della grande distribuzione, tuttavia sembra che questi, facciano le cose per bene… ed in grande.

Nella notizia, qui sotto riportata, vi ho segnalato in grassetto alcuni aspetti meritevoli di attenzione.

Dopo aver conquistato il mercato americano, Whole Foods, colosso mondiale della distribuzione di alimenti biologici, sbarca in Europa: è stato inaugurato a Londra il primo store europeo, tre piani per 7.500 metri quadri nel centralissimo e chic quartiere di Kensington. E non è che la prima tappa di una nuova strategia di espansione.
Sono passati ventisette anni da quando la Whole Foods ha aperto il suo primo negozio ad Austin, Texas, città dove la compagnia ha ancora la sua sede centrale. Adesso, con l’inaugurazione di Londra, può vantare 195 fra medi e grandi punti vendita. Un vero gigante che nel 2006 ha venduto prodotti per 5,6 miliardi di dollari, ha dichiarato profitti per 203,8 milioni con un aumento del 49,5% rispetto all’anno precedente, e che si è imposto come leader in un mercato, quello degli alimenti biologici, che negli Stati Uniti nel 2005 è stato valutato in 51 miliardi di dollari, in crescita del 9% rispetto all’anno prima. Forte di questo, la Whole Foods ha scelto di fare le cose in grande anche per la sua prima apertura europea: nello store di Londra si possono trovare cento tipi di olio d’oliva, 40 di salsicce, 50 succhi di frutta fresca, mille etichette di vini. Tutto ciò distribuito lungo corridoi suddivisi tematicamente e geograficamente sotto i nomi di “marinate, pesce in scatola, macrobiotico, Mediterraneo, Medio Oriente, Thai”. In altre zone il cliente può comporre muesli e burro di noccioline personalizzati, oppure gustare bocconcini di formaggio stagionato nell’apposita “camera d’invecchiamento” del negozio. E da parte di una compagnia che trae i suoi ricavi dalla distribuzione di alimenti biologici, non poteva mancare l’attenzione all’ambiente: i suoi sacchetti di plastica sono fatti con materiale riciclato, le scatole di cartoncino per i cibi di fibre di giunco e, ai clienti che li desiderino, possono essere forniti i residui dei caffè serviti nei bar interni come fertilizzante per giardini.

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Vi segnalo questo articolo pubblicato su Marketing del Vino. Le idee sembrano essere confuse non solamente oltremanica; anche in Italia non si scherza.

Vino biologico? Biodinamico? Etico? Il consumatore britannico ne sa troppo poco

Archiviato in: Comunicazione e Promozione, Mondovisione, Consumatore del vino — Slawka G. Scarso at 9:12 am on Thursday, May 31, 2007

vino biologicoVia Decanter, apprendo di uno studio di Wine Intelligence dal quale è emerso che i consumatori britannici sembrano prestare poca attenzione al fatto che un vino sia biologico o equo-solidale. E non capiscono bene il significato di “biodinamico”.

Da una serie di indagini quantitative e qualitative su un campione di 2000 consumatori di vino è emerso non tanto che non si curano di questi aspetti del vino, ma piuttosto che c’è una confusione generale a riguardo, c’est à dire, c’è bisogno di comunicare meglio. Di positivo c’è che secondo lo stesso studio, il 20% dei consumatori regolari sarebbero disposti a pagare fino a 50 pence in più per un vino equo solidale.

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