A Bruxelles si sta giocando una partita ancora tutta da guardare: si tratta della riforma dell’Organizzazione comune di mercato del vino.
Al termine del match potremo sapere se l’Italia sarà riuscita ad ottenere un congruo pacchetto di aiuti per i mosti concentrati.
Sotto l’insistenza dei paesi del centro-nord Europa, pare che isa riapparsa la possibilità di zuccherare il vino ed il ministro delle Politiche agricole sta cercando di ottenere la garanzia di utilizzare i mosti resti adeguatamente finanziata.
In sostanza l’aiuto ai mosti viene considerato da parte italiana una compensazione per la mancata abolizione dello zuccheraggio.
La partita si gioca anche sul campo del mantenimento della distillazione per i sottoprodotti.
L’Italia dovrebbe ottenere poi un’ampia deroga nazionale alla novità di indicare denominazione e annata sul vino da tavola, ottenendo di escludere quasi tutti i vitigni importanti.
Per i diritti d’impianto la proposta ora sul tavolo prevede la fine nel 2013, con possibilità di continuarli a livello regionale fino al 2015, mentre gli espianti sovvenzionati riguarderanno 175mila ettari.
Già raggiunto poi dai 27 ministri un accordo sulla nuova normativa che disciplina le bevande alcoliche con un volume minino del 15%. Un regolamento che sancisce che tante grappe e limoncelli, oltre a nocino e brandy italiano, possano essere prodotti solo in Italia.
Via Sole24ore Economia & Lavoro
(foto di p3nnylan3)




Zuccheraggio o mosti concentrati. Alla fine cambia poco, la battaglia e’ sui soldi, ovviamente, non sul consumatore finale.
Lo stesso vale per le distillazioni di crisi, che si sono ciucciate 400 milioni di euro all’anno per tenere lontani dai mercati le eccedenze. In realta’, studi importanti commissionati dalla stesa UE, dimostrano che queste misure di sussidio sono state proprio responsabili del contrario, cioe’ del mantenimento delle eccedenze strutturali: ovvero quei vigneti che producono robe non potabili, ma abbastanza buone per prenderci fior di contributi, 400 milioni l’anno per l’appunto.
Liberalizzazione delle superfici vitate. Siamo ancora nella visione ottocentesca di controllare il mercato controllando l’offerta, senza peraltro riuscire, e non sulla qualita’, la promozione, la capacita’ imprenditoriale.
Su tutti questi punti la battaglia del nostro paese, sostenuta da tutte le maggiori associazioni, e’ di retroguardia, cioe’ mirata al mantenimento piu’ possibile dello status quo. Come da nostra tradizione nazionale, del resto.
Giampalolo sottoscrivo in pieno il tuo commento e la tua analisi che mi sento di estendere alla totalità delle politiche comunitarie inerenti alle misure di sussidio relative ai vari settori produttivi.
Particolarmente significativa mi sembra la tua frase:
“Siamo ancora nella visione ottocentesca di controllare il mercato controllando l’offerta, senza peraltro riuscire, e non sulla qualita’, la promozione, la capacita’ imprenditoriale”.
Niente di più vero.
Gerlando, mi fa piacere che lo dica tu, sopratutto da siciliano. Io ho sempre sostenuto che la Sicilia ha risorse per fare bene, anzi per fare meglio, senza i contributi assurdi e inutili che sono stati dati in questi anni nel settore vitivinicolo. La Sicilia ha una superfice vitata di poco inferiore di quella dell’Australia. Avrebbe una storia ed una cultura del vino certamente superiore, e credo anche una qualita’ media piu’ alta. Basta pero’ vedere cos’e’ l’Australia nel mondo del vino oggi a livello internazionale e cos’e’ invece la Sicilia per poter misurare lo scarto tra potenzialita’ e realta’.
Non conoscevo il tuo blog che mi sembra interessante, da oggi lo seguiro’.