
Come promesso ecco il resoconto della serata avente ad oggetto la degustazione (informale) delle birre in cui era presente tutto il gruppo di Sorsetti.
Segue la Cronaca della Serata.
Il luogo
Ha fatto da cornice alla degustazione l’abitazione di Masetta, una villa alle pendici del Monte Pellegrino, dove il caldo del clima estivo viene mitigato dalla frescura proveniente dal Parco della Favorita.
Ci siamo accomodati su di un tavolo apparecchiato all’aperto, posto sotto una pergola di vite rampicante ed accanto ad una aiuola la cui bordura è colorata da una macchia verde di lavanda. Poco più in là, al centro dell’aiuola, troneggia una palma che di sera si è magicamente illuminata slanciandola verso una notte tersa e stellata.
Di tanto in tanto facevano capolino i due cani di Masetta, Bibi e Nica. Non fatevi trarre in inganno dai nomi, tutt’altro che piccole bestiole, si tratta, invece, di due splendidi esemplari di Cane Corso che, aldilà delle loro ingombranti dimensioni, non chiedevano altro che poter degustare insieme a noi i sapori della serata. Cosa assolutamente vietata dalla padrona…
I commensali
C’eravamo proprio tutti: oltre a Masetta ed i suoi genitori, erano presenti Lorenzo (the Guru) ,Dario, Giulia, Alberto e Chiara, Marco e Marypink (al secolo Maria Rosa), il sottoscritto e ben presto si sono uniti altri neofiti, amici di sempre: Fabrizio, Vincenzo e Ciccina, Ernesto e Genny, e… bé, la lucidità si è persa strada bevendo…
Birra e pietanze
Le danze sono state aperte da un antipasto a base di olive bianche, sia semplici, sia condite (quelle piccanti erano straordinarie), pane di Castelvetrano e due tipi di formaggi: la Vastedda di cui vi ha parlato Masetta in qualche post addietro, e una Tuma persa ( di cui vi parlerà Lorenzo fra qualche post), non stagionatissima ma già decisamente gustosa.
A questi sapori sono stati accoppiati due birre inglesi: la St. Peter’s Best Bitter (per chi voleva arricchita da qualche goccia di Angostura) e la Summer Lightning.
La prima, la St. Peter’s Best Bitter, è di un piacevole colore ambrato. Non troppo amara, ma il giusto, tale da lasciare il palato pulito. Una birra leggera da 3,7% vol.
Vi riamando ad una pagina in cui si analizzano tutte le varietà della St. Peter’s. Sulla Best Bitter traduco: la Best Better ha il colore bronzato profondo dell’oro ed inizialmente possiede gli aromi del caramello, con un suggerimento di miele ed appena una priorità bassa delle note più frondose di luppolo. Sul palato è abbastanza cremosa e ricca, con un equilibrio molto piacevole che si intreccia fra alcune note amare dell’ortica e della cicoria ed il carattere terroso del malto. Ha freschezza fine nel rivestimento, questa birra è squisita e molto facile da bere.
La seconda, la Summer Lightning, una birra dal carattere più deciso e dal color oro. E’ ottenuta da un unico tipo di luppolo, il Goldings del Kent orientale e da una singola varietà di orzo maltato d’origine controllata. Questa birra estremamente rinomata ha ottenuto una infinità di premi (tutti elencati nell’etichetta) tra cui spicca la medaglia d’oro per la migliore Strong Ale al Great British Beer Festival di Londra nell’anno 2001.
La serata è proseguita con una eccellente insalata di riso preparata da Masetta. Questo piatto, di largo consumo, ritengo che sia uno dei più difficili da preparare a regola d’arte: dalla cottura del riso che deve essere perfetta, al condimento che deve essere ben bilanciato nei suoi ingredienti. Infatti il rischio è che l’insalata di riso sia troppo oleosa, o troppo carica di sapori. Non c’è dubbio che il segreto risiede nelle dosi… tuttavia dovete chiedere a Masetta…
Le due superiori birre sono state anch’esse accoppiate con questo piatto (la Best Bitter credo si abbinasse meglio, in quanto a mio avviso più delicata).
La serata è proseguita con la Wieninger Hefe-Weißbier, una birra non pastorizzata ad alta fermentazione, descritta come una birra: di corpo leggero; al gusto esprime ampie note fruttate, speziate e lievemente tostate.
Il piatto abbinato è stato una prelibatezza di pollo, tagliato a tocchetti, fatto lievemente dorare con aglio (non tritato) e spezie. Di più non posso dirvi in quanto è stato cucinato dalla moglie di Lorenzo, il quale ha mantenuto fedelmente un riserbo totale sull’argomento.
Non esistono parole per descrivervi la bontà di questa pietanza.
In ultimo, abbiamo concluso la serata con la Blache de Namur, una birra belga prodotta dalla Brasserie Du Bocq ed abbinata ad un Panforte toscano ed ad un dolce tipico palermitano: una crostata di gelo di melone.
La Blanche de Namur è una birra bianca, delicata, rifermentata in bottiglia, prodotta con malto d’orzo e frumento crudo.
Bene, credo di non aver tralasciato alcunché… e se l’ho fatto non è colpa mia… ad un certo punto della serata mi sono ritrovato su di una sdraio a disquisire con Bibi e Nica, i due molossoidi di Masetta…



